Mateusz MORAWIECKI: Grande Papa delle speranze realizzate

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Grande Papa delle speranze realizzate

Mateusz MORAWIECKI

Primo Ministro della Repubblica di Polonia.

Ryc.Fabien Clairefond

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L’Europa ed il mondo, oggi alle prese con la pandemia del coronavirus, hanno bisogno di un ritorno agli insegnamenti papali sulla solidarietà e la misericordia.

Il 2020 è un anno speciale per la Polonia. L’anno in cui si susseguono molti anniversari, inseparabili l’uno dall’altro. È il centenario della nascita di San Giovanni Paolo II e il centenario della battaglia di Varsavia, che salvò la Polonia e l’Europa dalle truppe della Russia bolscevica. Fu proprio la vittoria di Varsavia a creare la possibilità per il giovane Karol Wojtyła di crescere in una Polonia libera, a cui pose fine l’attacco della Germania nazista il 1° settembre e della Russia sovietica il 17 settembre 1939. Un semplice ragazzo di Wadowice divenne Papa e contribuì a sconfiggere l’Impero del Male. Questa è senza dubbio una delle storie più straordinarie del XX secolo.

Chi era Giovanni Paolo II per me? Un maestro, una guida, ed infine – come San Pietro – una roccia su cui costruimmo la nostra fede in una Polonia libera e solidale. 

L’insegnamento papale era sempre presente nella mia casa di famiglia. Avevo la fortuna che i miei genitori nascondevano profondamente nei loro cuori la misericordia, di cui tanto parlava Giovanni Paolo II. Mia madre traduceva le grandi parole papali nella pratica quotidiana, con il suo modo di fare caloroso. Ancora oggi ricordo mio padre (riposi in pace) che aspettava con grande commozione il pellegrinaggio papale in Polonia. Con lo striscione “Fede e Indipendenza” in mano e con il coraggio di lottare per Dio in tempi di paura e mancanza di fede. Il comunismo ateo non comprese mai il vero potere dell’insegnamento papale, in cui la dignità umana aveva un ruolo chiave. 

Giovanni Paolo II contrapponeva l’oscurità della Repubblica Popolare Polacca profondamente radicata alla ricchezza intellettuale e spirituale del personalismo cattolico. E’ da lui che nacque “Solidarność”. In un certo senso, la rivoluzione di “Solidarność” fu una rivoluzione del personalismo cristiano, una rivoluzione della dignità umana.

Giovanni Paolo II non solo cambiò il corso della storia, ma permise anche di comprenderla nuovamente. La storia è sempre stata la mia passione e devo ammettere che la lettura del libro papale Memoria e identità mi ha commosso come pochi nella mia vita. Questa è una testimonianza straordinaria che ci rende tutti consapevoli che il cristianesimo è il vero cuore dell’Europa. E anche se a volte si dice che gli storici crearono le nazioni, Memoria e Identità dimostra che l’archè europeo è indissolubilmente legato a questi due concetti del titolo. Questa grande eredità della memoria, che il nostro Papa descrisse con la metafora dei “due polmoni dell’Europa”, frantumò la cortina di ferro in polvere – annullò questa falsa divisione del continente. Abbiamo il dovere di prenderci cura di questo patrimonio: la memoria delle piccole patrie e dei grandi eroi. Ma dobbiamo anche ricordare i momenti più tragici della storia delle nostre nazioni. Senza di essa, ci perderemo nel mondo, perderemo la nostra identità.

Crediamo, come Giovanni Paolo II, nella bellezza dell’Europa. Il Papa, seguendo le orme di San Francesco, amava la sua natura e, emulando le sue guide spirituali ed intellettuali – San Tommaso d’Aquino, San Giovanni della Croce, Max Scheler – si apriva costantemente alla sua cultura. E gli toccò vivere in un’epoca in cui si poteva dubitare davvero dell’Europa. Da ragazzo sopravvisse all’occupazione della Polonia da parte della Germania nazista, e più tardi, come rappresentante della Chiesa polacca, fu perseguitato dalle autorità comuniste. Come pochi altri, conosceva l’amara esperienza di entrambi i totalitarismi, che fecero parecchio male alla nostra Europa. È impossibile esprimere quanto alto fu il prezzo dei crimini totalitari sofferti dal suo secondo polmone orientale. L’atrocità della guerra causò milioni di vite innocenti in Polonia. Questo fa della mia patria uno dei paesi più colpiti dal totalitarismo del XX secolo. Ma è proprio da questo “paese lontano” che arrivò il rinnovamento spirituale per il mondo.

A Roma, San Giovanni Paolo II portò con sé il messaggio della misericordia di Dio di Faustina Kowalska, e fu lui a portare la mistica polacca sugli altari. L’Enciclica Dives in misericordia nasce dal messaggio di misericordia di Santa Faustina. Giovanni Paolo II ci insegna che la misericordia “nella sua propria e piena forma si manifesta come rivalorizzazione, come sollevamento, come estrazione del bene da tutti gli strati del male che c’è nel mondo e nell’uomo”. L’Europa ed il mondo, oggi alle prese con la pandemia del coronavirus, hanno bisogno di un ritorno agli insegnamenti papali sulla solidarietà e la misericordia È nella misericordia di Dio che dobbiamo cercare la forza per resistere alla peste che colpì così dolorosamente il nostro continente. I più deboli, gli anziani e i più vulnerabili hanno bisogno oggi di aiuto ancora più di prima, e noi abbiamo il dovere di aiutarli. In questi giorni siamo tutti pieni di ammirazione per i servizi medici – per la loro devozione e dedizione in prima linea nella lotta contro la pandemia. Questo non è solo un esempio di professionalità, ma anche una grande testimonianza morale. L’incarnazione di un altro messaggio papale altrettanto importante: la speranza.

Una parte importante del pontificato di Giovanni Paolo II coincise infatti con la crisi. All’epoca, il Santo Padre non insegnava l’ottimismo scorretto che ignora la realtà. Ci insegnava la speranza saggia, cioè la fede in un ordine migliore di quello in cui viviamo. Oggi -– quando la crisi epidemiologica si è trasformata nel più grande crollo economico degli ultimi cent’anni – abbiamo bisogno di questa speranza. La stiamo cercando in Giovanni Paolo II, il Papa delle speranze realizzate. Le parole che usava per sostenere le folle dei suoi connazionali nell’allora piazza della Vittoria a Varsavia nel 1979 sono ancora oggi elettrizzanti: “E grido io, figlio della terra polacca, ed insieme io, Giovanni Paolo II Papa. Grido da tutto il profondo di questo millenio, grido alla vigilia di Pentecoste, grido con tutti voi: Scenda il tuo Spirito! Scenda il tuo Spirito! E rinnovi la faccia della terra. Di questa Terra. L’eco di queste parole arrivò fino a Danzica, dove nacque “Solidarność”. L’eco di queste parole raggiunse anche Berlino, dove cadde il Muro di Berlino, e con esso la Cortina di Ferro. La parola e l’azione di Giovanni Paolo II cambiarono il volto dell’Europa. 

Che questo patrimonio papale cambi il volto di ogni città europea che ancora oggi è alle prese con la pandemia. Che porti speranza, solidarietà e guarigione in ogni angolo del nostro continente.

Mateusz Morawiecki

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