Paweł JABŁOŃSKI: Solidarność – specialità internazionale polacca

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Solidarność – specialità internazionale polacca

Paweł JABŁOŃSKI

Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri polacco.

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Sei mesi fa, all’alba del 2020, ci siamo resi conto che l’inizio del nuovo decennio del XXI secolo sarebbe stato un momento di cambiamento e di svolta. Un nuovo concerto globale delle potenze, una guerra commerciale tra due delle più grandi economie del mondo, un dibattito su una nuova prospettiva di bilancio dell’UE, azioni volte ad una presenza permanente delle truppe alleate sul fianco orientale della NATO – queste sono sfide della cui importanza la diplomazia polacca era ed è ben consapevole.

Ma il mondo ha accelerato molto più di quanto si potesse prevedere. La pandemia ha rafforzato le dinamiche del cambiamento, che finora non facevano altro che sfiorare sotto i nostri occhi; le catene di distribuzione che abbiamo trattato come una certezza inviolabile sono state interrotte, ed il modello di globalizzazione che funzionava da anni si è improvvisamente rivelato instabile. La sovranità nazionale e la capacità di proteggere i propri cittadini – anche a costo di rompere i meccanismi esistenti di cooperazione globale – hanno ricominciato a guadagnare importanza.

In queste circostanze, la solidarietà internazionale e la disponibilità ad aiutare coloro che sono più bisognosi di coloro che, come la Polonia, hanno affrontato meglio gli effetti della pandemia, sono diventate ancora più importanti. COVID-19 ha messo le nostre società, le istituzioni e le nazioni di fronte a una grande prova di solidarietà. Dopo gli ultimi mesi, è chiaro che la Polonia l’ha superata con successo.

Abbiamo iniziato sin dai primi giorni organizzando, nell’ambito dell’azione #LotDoDomu (#VoloPerCasa) i rientri non solo per i nostri connazionali, ma anche per diverse migliaia di cittadini di altri paesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia, Ucraina, Gran Bretagna, Turchia, Corea del Sud, Svizzera, Norvegia, Tailandia e pressoché tutti i paesi dell’UE. I medici polacchi dell’Istituto Militare di Medicina e del Centro Polacco per gli Aiuti Internazionali hanno volato nell’altra direzione – già da marzo le nostre squadre mediche sostenevano la lotta contro la pandemia in Italia, negli Stati Uniti, in Kirghizistan, Slovenia e Tagikistan; altre missioni di questo tipo sono in fase di preparazione.

Allo stesso tempo, per la diplomazia polacca aiutare i nostri partner più vicini il più rapidamente possibile, in particolare il Partenariato orientale ed i paesi dei Balcani occidentali, è diventata una priorità. I convogli umanitari hanno portato attrezzature mediche, respiratori, dispositivi di protezione individuale, tute, maschere, medicinali, test, disinfettanti e antisettici, ed inoltre altri supporti necessari sono andati in Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord, Albania, Kosovo, Bosnia ed Erzegovina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Italia, Spagna, Ucraina, Lituania e Bielorussia. Il convoglio inviato a giugno in quest’ultimo paese è stato il più grande trasporto terrestre umanitario durante la pandemia ed era composto da diverse decine di camion.

Il Ministero degli Affari Esteri polacco ha coordinato questi aiuti, che non sarebbero stati possibili se non fosse stato per l’efficiente collaborazione delle istituzioni statali (tra cui il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco polacco, il Ministero della Salute polacco, il Ministero dell’Interno e dell’Amministrazione polacco, il Ministero della Difesa Nazionale polacco, l’Agenzia di Riserve Materiali polacca, l’Agenzia per lo Sviluppo Industriale polacca, la Fondazione di Solidarietà Internazionale polacca, la Fondazione Nazionale Polacca e numerose aziende statali).

Nel nostro Paese ricordiamo ancora l’aiuto che ci arrivò negli anni Ottanta dai Paesi dell’Europa occidentale, dagli Stati Uniti o dal Canada. Nella notte nera della legge marziale, questo aiuto fu essenziale per il funzionamento dell’opposizione democratica e del movimento di “Solidarność”. Il valore reale di questa assistenza era molto più grande della sua dimensione puramente materiale – perché non faceva sentire la nostra nazione sola nella lotta contro il regime comunista.

Oggi, la stessa sensazione può essere percepita dalle nazioni che sosteniamo con aiuti umanitari nella lotta contro un altro nemico mortale – la pandemia COVID-19. Il ricordo degli aiuti polacchi arrivati al momento del bisogno rimarrà lì per anni. Questi aiuti non sono solo un gesto nobile – ma anche il miglior investimento nelle nostre relazioni future e nella costruzione di una buona immagine della Polonia non attraverso azioni di PR, ma azioni reali. Sono contento che la diplomazia polacca abbia superato questo esame.

Paweł Jabłoński

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