Prof. Piotr GLIŃSKI: Polacco fino in fondo. A proposito di Fryderyk Chopin

Polacco fino in fondo. A proposito di Fryderyk Chopin

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Prof. Piotr GLIŃSKI

Vicepresidente del Consiglio dei ministri, ministro della cultura e del patrimonio nazionale.

Ryc.Fabien Clairefond

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“Chopin racchiude tutto ciò che ci fu proibito: i kontusz colorati, le cinture placcate in oro, i tschamare tetri, le rogatywka di Cracovia, il tintinnar delle sciabole dei nobili, il luccichio delle falci dei contadini, il gemito di un petto ferito, la ribellione di uno spirito incatenato, le croci dei cimiteri, le chiesette di campagna a bordo strada, le preghiere dei cuori inquieti, il dolore della schiavitù, il rimpianto della libertà, la maledizione dei tiranni e il gioioso canto della vittoria”, disse Ignacy Jan Paderewski nel centenario della nascita di Fryderyk Chopin nel 1910. Ignacy Jan Paderewski, descrivendo così, e colpendo nel segno, il significato della musica di Chopin per la nazione polacca schiavizzata e spartita, indicò allo stesso tempo il suo posto assolutamente straordinario nella cultura polacca.

La forte saturazione delle opere di Chopin con elementi nazionali fu chiara ai contemporanei del compositore sin dall’inizio. Già nel 1837, Heinrich Heine, notando la ricchezza delle tradizioni europee da cui provenivano le composizioni di Chopin (egli vedeva in esse sia l’eleganza e la grazia caratteristiche della cultura francese che la “profondità romantica” derivata dalla cultura tedesca), sottolineava: “La Polonia gli diede un’indole cavalleresca e il dolore della storia”. “In Chopin troviamo due individui”, scrisse il critico parigino Ernest Legouvé dopo uno dei concerti del polacco, “il patriota e l’artista”. L’anima del primo anima il genio del secondo”, mentre Wilhelm von Lenz, per qualche tempo allievo di Chopin, ricordandolo, disse: “Lui donava la Polonia; in quello che componeva c’era la Polonia”.

Pensare alla polonità di Chopin si basa spesso su uno stereotipo particolare: convenzionalmente la associamo solo agli echi delle stilizzazioni popolari presenti in essa, dando come esempio le mazurche. Eppure anche l’autore della prima biografia di Chopin, il compositore e virtuoso Ferenc Liszt, osservò che Chopin divenne “l’incarnazione del sentimento poetico dell’intera nazione”, e non “perché introdusse il ritmo delle polacche, delle mazurche e dei krakowiak nelle sue composizioni e perché chiamò molte delle sue opere con nomi di danze popolari” – in nessun modo: „usò questa forma [popolare] solo per esprimere un certo modo di sentire, più comune nel suo Paese che altrove […]. I suoi preludi, gli études e soprattutto i suoi notturni, i suoi scherzi e i concerti – sia le opere più brevi che le più eminenti – sono impregnati dello stesso tipo di tenera sensibilità, espressa con vari gradi di intensità, con mille varietà e variazioni, ma sempre la stessa e immutabile”.

Le caratteristiche nazionali della musica di Chopin sono quindi molto più profonde, manifestandosi non solo attraverso ispirazioni folcloristiche. “Perché il “linguaggio dei suoni” di Chopin – chiese lo scrittore musicale polacco Bohdan Pociej – è così molto polacco, proveniente da fonti culturali polacche e allo stesso tempo così universale e comprensibile in tutti i Paesi e in tutti i continenti del mondo contemporaneo? Dove risiede dunque l’essenza (in sostanza) della polonità della musica di Chopin?”.

Con il passare degli anni, l’impressione dell’essenziale polonità delle opere di Chopin si intensificò. Nel 1865, fu splendidamente riassunto da Cyprian Kamil Norwid nel suo poema Il pianoforte di Chopin: “E la Polonia era là, dallo zenit/ Di ogni perfezione della storia/ Rapita da un’iride d’estasi”. Del resto anche nel secolo successivo, le voci sul tema della nazionalità di Chopin percepita nella musica non si zittirono – una delle dichiarazioni decisive su questo argomento fu fatta dal filosofo, sociologo, teorico musicale e compositore tedesco Theodor W. Adorno: “Bisogna tapparsi le orecchie se non si vuole percepire la Fantasia in fa minore di Chopin come una sorta di musica trionfale tragico-decorativa, che dice che la Polonia non è ancora morta e che […] un giorno risorgerà”.

.La polonità e allo stesso tempo europeità, familiarità e universalità, emozionalità e una forma artistica perfetta – la musica di Chopin può essere compresa in molti modi. Oggi questa musica, eseguita dai pianisti più illustri del mondo, ascoltata da decine di milioni di melomani, dal Giappone al Canada settentrionale, è il migliore biglietto da visita della cultura polacca, senza mai perdere la sua attualità, polonità e il suo universalismo.

Prof. Piotr Gliński

Il testo pubblicato contemporaneamente sulla rivista mensile polacca “Wszystko Co Najważniejsze” nell’ambito del progetto realizzato con l’Istituto della Memoria Nazionale, Instytut Pamięci Narodowej e con la Banca Centrale polacca, Narodowy Bank Polski (NBP).

Materiale protetto da copyright. Ulteriore distribuzione solo su autorizzazione dell'editore. 10/11/2021